LOGICA DI IMPATTI

Punti di attenzione

  • Gli outcome non sono i prodotti o le attività che si realizzano, sono gli effetti di questi prodotti/attività sui beneficiari: possono rappresentare la dimensione artistica, sociale, ambientale ed economica di questi effetti.
  • Gli impatti che si vogliono generare sugli altri non sono gli obiettivi e le finalità dell’organizzazione: attenzione nell’articolare bene quale è il cambiamento sul beneficiario che è diverso
    dall’obiettivo dell’organizzazione rispetto ad un target.
  • Il cambiamento che si intende generare («perché» e «per chi») non bisogna confonderlo con le azioni e gli strumenti che si attivano («cosa» e «come»).
  • Adottare un approccio empatico, ovvero “mettersi nei panni di…“ per definire gli outcome rilevanti per i beneficiari.
  • Nella descrizione degli outcome immaginare i possibili indicatori per misurarli e valutarli, in moda da renderne la definizione più puntuale e riconducibile ad una dimensione di misurabilità.

Spunti di riflessione

  • Dicotomia tra l’impatto che si vuole generare e l’impatto che viene percepito dai beneficiari:
    es. Famiglia: ha bisogno di intrattenimento, come ente voglio generare una cresciuta culturale. Che cosa fare? Nel momento in cui l’ente progetterà azioni per arrivare all’impatto desiderato non potrà dimenticarsi il bisogno iniziale della famiglia (l’intrattenimento). Per cui le azioni messe in campo saranno incentrate sull’intrattenimento, ma quest’ultimo non esclude una crescita culturale se pensata e definita in un certo modo (magari con gli artisti…).
  • Attivare delle modalità di ascolto dei bisogni che hanno i pubblici o i beneficiari dell’impatto che si intende generare. Bisogna entrare in sintonia con questi futuri e possibili beneficiari, coinvolgendoli anche nella definizione degli impatti, per favorire che il cambiamento auspicato si realizzi.
  • Fondamentale è la condivisione: all’interno di un’organizzazione ognuno ha un punto di vista differente. Ci sono delle persone che fanno attività più di «desk» a contatto con i beneficiari di impatto dalle quali possono essere raccolte una serie di informazioni e dati utili.
  • Lavorare con lo sguardo al cambiamento da generare permette di ampliare le possibilità di azione e mettere anche in discussione le iniziative già in atto: ciò che stiamo facendo ci permette di ottenere quel cambiamento? Ci sono altre azioni che posso avviare, per raggiungerlo in modo più efficace? Ci sono altri interlocutori, diversi da quelli attuali, che potrebbero aiutarmi a raggiungerlo?
  • La sfida è il cambio di prospettiva: spostare l’attenzione da sé permette di ampliare lo sguardo e aggiungere prospettive inaspettate, necessariamente con una visione di lungo termine.

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